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I personaggi illustri

Francesco Delitala (Orani, 1883 - Bologna 1983)
entra a far parte dei personaggi illustri di Orani per essersi distinto nel campo della chirurgia ortopedica.
Fratello maggiore del Maestro Mario, nasce ad Orani il 28 febbraio del 1883, e come lui studia a Sassari, laureandosi in medicina nel 1908. L'anno seguente si trova già a Bologna come assistente di laboratorio all'Istituto ortopedico Rizzoli.
''Se veramente la sorte lo favorì, come egli stesso affermava, portandolo giovane assistente in quell'istituto sotto la guida di due grandi maestri, il Codivilla e Putti, largamente egli la ripagò, poiché seppe raggiungere le massime vette con le doti del suo ingegno.''
Infatti in soli 5 anni il giovane Francesco da assistente diviene aiuto del Putti (venendo a mancare nel frattempo il Codivilla), ma non solo, consegue anche la libera docenza in clinica ortopedica.
Lascia Bologna per trasferirsi a Venezia avendo vinto il concorso per il posto di Primario di ortopedia infantile (1920-39), dove trascorre un periodo di intensa attività chirurgica e durante il quale riveste cariche universitarie a Padova e a Napoli. Nel 1939 viene richiamato al Rizzoli, dopo la morte del Putti, per dirigerne l'Istituto.
L'ortopedia bolognese ha avuto numerosi riconoscimenti in ambito scientifico internazionale grazie alle nuove tecniche ideate da Francesco che ne ha rivoluzionato la disciplina.
Più volte eletto presidente della società italiana di ortopedia e traumatologia, partecipa vivamente alle varie associazioni culturali. Per l'intensa attività, per il contributo che ha dato alla scienza e per il fascino con il quale ha trasmesso agli studenti il sapere, gli viene conferito il titolo di ''Membre d'honneur'' della Società internazionale di ortopedia e traumatologia, mai conferito prima ad un italiano.
Nel 1953 lascia i suoi incarichi per raggiunti limiti di età ma continua l'attività professionale per alcuni anni fino a abbandonarla definitivamente. Si dedica così agli studi umanistici e di storia della medicina, alla numismatica e alla pittura. Pubblica in alcune riviste letterarie racconti, novelle, aneddoti, spesso accompagnando il testo con simpatici disegni e schizzi caricaturali. In ogni pagina esprime il suo inconfondibile spirito arguto e un instancabile humour. Il satiro e la vergine, edito a Napoli nel 1971, Patetico addio ai miei libri (ricordi di un chirurgo), Chirurgia degli organi di movimento, (LIX 1971), Tra bisturi e scalpelli, le penne e i pennelli, facciamo punto e basta (pubblicato nel 1981) è racchiusa la sua vita, raccontata col distacco del saggio, senza rimpianti, ma col sorriso di chi l'ha vissuta interamente, in profondità.
A Orani Francesco Delitala ha lasciato anche traccia della sua arte pittorica. Vi sono, infatti, nella parrocchiale del paese due dipinti che riproducono San Pietro e San Paolo che, per stessa ammissione di Delitala, ''parevano tolti dalla cornice della Pinacoteca vaticana, in cui stanno a ricordare l'opera pittorica di fra Bartolomeo della Scala''.
Muore centenario, a 100 anni e 5 mesi a Bologna il 29 luglio 1983.


fonti: http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-delitala_(Dizionario-Biografico)/
http://amerblog.wordpress.com/2010/03/09/il-satiro-e-la-vergine/ Francesco Delitala (Orani 1883 - Bologna 1983) Francesco Delitala (Orani 1883 - Bologna 1983)

Oltre 800 malati, provenienti da tutto il paese e da oltre il confine, affollavano, in lunga lista d'attesa, le corsie dell'Istituto Rizzoli; l'attività ferveva, schiere di giovani venivano ad addestrarsi in quella grande ''palestra ortopedica'', numerosi erano gli allievi provenienti da ogni parte d'Italia e dal Sudamerica. Verso il Rizzoli (xilografia 1940 Mario Delitala) Verso il Rizzoli (xilografia 1940 Mario Delitala)

Marianna Bussalay (Orani, 1904-1947)
La storia di Marianna Bussalai è la storia di una donna che lottò per portare avanti ideali di libertà e di uguaglianza. Nata ad Orani nel 1904, fu la prima delle due figliedi Salvatoree Antonietta Angioy (discendente della nobile famiglia che diede i natali anche al famoso rivoluzionario Giò Maria Angioy).
A causa di una malattia che la obbligava a trascorrere interminabili giornate tra le quattro mura della sua casa, frequentò solo le scuole elementari, ma non rinunciò mai a studiare poiché riteneva che la cultura fosse libertà, soprattutto per una donna.
Fu proprio per questo che la sua casa divenne un luogo di ritrovo per le tante contadine, tessitrici e mamme di famiglia, che impararono a far di conto, nozioni di storia, economia domestica e letteratura.
''Marianna, fu sardista fin dalla primissima infanzia. In una lettera destinata all'avvocato Titino Melis dice: il mio sardismo data da prima che il del Partito Sardo d'Azione sorgesse, cioè da quando, sui banchi delle scuole elementari, mi chiedevo umiliata perché nella storia d'Italia non si parlasse mai della Sardegna. Giunsi, che la Sardegna non era Italia e doveva avere una storia a parte.''
Lottò per l'autonomia e l'indipendenza della Sardegna, perché convinta che questi fossero i diritti più importanti di un popolo.
Il suo essere donna estremamente politicizzata, caratteristica d'eccezione per il tempo, fece si che si differenziasse dalle altre donne, veniva infatti chiamata con l'appellativo di ''Mariannedda e sos Battor Moros''. Mostrò con orgoglio il proprio amore per la Sardegna, tanto che la tenacia ed il coraggio la portarono a dichiarare apertamente, a discapito della sua incolumità, il suo essere antifascista. Lottò contro le forze del governo che opprimevano la popolazione sarda come del resto quella italiana.
A testimoniare il suo impegno e la propaganda politica, restano le numerose lettere destinate ai colleghi di Partito, agli amici di Nuoro, di Sassari, Cagliari e Roma; tra i quali Emilio Lussu, Luigi Oggiano, Pietro Mastino, Titino Melis e quelle indirizzate alle devote e fedeli amiche, Mariangela Maccioni, Graziella Sechi Giacobbe e Maria Catte .
La corrispondenza fu lo strumento di lotta che le permise di costruire una fitta rete di trasmissione e divulgazione di idee e di pensieri che durarono fino alla sua prematura morte.
L' ammirazione e l'amicizia con Lussu era così forte, che portò Marianna a mettersi in prima linea compiendo il gravissimo reato e l'ammirevole gesto di nasconderlo nella propria casa, all'interno di una botola sotterranea, evitandogli così la cattura dalla polizia fascista. Per Marianna, Lussu rimase sempre il simbolo della libertà e della resistenza, con lui avrà solo qualche disputa, che evidenzia ancor di più lo spirito critico della Bussalai. Lussu infatti tra il 1945 e il 1947 propose di unire o alleare il Partito Sardo d'Azione col Partito Italiano d'Azione, mentre Marianna si batteva per una Sardegna indipendente dall'Italia. Con la sorella Ignazia portò avanti, sino alla morte, un'intensa attività antifascista, investendo il ruolo della leader del sardismo oranese. Marianna ricamò la bandiera del Partito Sardo d'Azione che fu poi simbolo delle lotte e manifestazioni, mostrata con orgoglio dalla sorella durante un incontro alla sede del partito,
Morì nel 1947 non riuscendo ad assistere a ciò per cui si era sempre battuta; infatti nel giugno del 1947 la Costituente approvò l'articolo 116 della Costituzione della Repubblica che includeva la Sardegna tra le regioni a Statuto Speciale.


Fonte http://www.mariannabussalai.org/index.php
Marianna Bussalai (Orani 1904-1947) Marianna Bussalai (Orani 1904-1947)

Piero Borrotzu (Orani1921-Sesta Godano 1944)
'' Offertosi volontariamente al nemico per salvare da strage un paese innocente'', si legge nel documento che accompagna la medaglia d'oro al valore militare.
Figlio dell'oranese Francesco e dell'ostetrica Clotilde di Bene di Vezzano Ligure, si è distinto per le sue doti morali e la sua sconfinata generosità.
Nel 1941 si realizza per Piero la grande aspirazione: partire a Modena per entrare in Accademia Militare e diventare Ufficiale.
A seguito della caduta del fascismo del 25 luglio, la messa in minoranza di Mussolini e l 'armistizio dell'8 settembre 1943 fra l'Italia e gli anglo-americani, Borrotzu, il giovane Ufficiale sardo, fedele al giuramento, si schiera contro i nazisti che, da ex-alleati si trasformano in arroganti e violenti occupanti. Dopo l'armistizio sceglie di stare dalla parte della libertà e diventare partigiano. Da autentico patriota combatte contro le formazioni germaniche compiendo moltissime azioni di guerriglia, badando sempre a non sacrificare la vita dei suoi amici e della popolazione civile. Ricercato dai tedeschi come capo partigiano, viene trovato e giustiziato la mattina del 5 aprile 1944 nel paesino di Chiusola (Sesta Godano), dove presidiava con la sua formazione.
Piero resosi conto che tutto il villaggio era circondato e potendo mettersi in salvo scappando, decide di consegnarsi al nemico affinché i civili del luogo non subiscano devastanti ripercussioni .
Gli abitanti della borgata, chiusi in un drammatico silenzio, sono costretti ad assistere all'esecuzione.
Il tenente Piero a soli 22 anni, con il petto eretto di fronte al plotone d'esecuzione, per l'ultima volta scatta sull'attenti e con voce ferma grida ''viva l'Italia'' Piero Borrotzu (Orani 1921-Sesta Godano 1944) Piero Borrotzu (Orani 1921-Sesta Godano 1944)
Lo stesso Lussu, riconosciuto il gesto straordinariamente eroico del giovane partigiano volle scrivere l'epitaffio della lapide che si trova a Chiusola.

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