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Maschere tradizionali

Bundhos e Maimones
di Orani sono due maschere arcaiche, la cui figura è arrivata quasi certamente dall'epoca nuragica.
Su Bundhu rappresenta l'anima primordiale, lo spirito e l'essenza vitale del creato, identificato nel vento della creazione. Viene alla ribalta nei primi anni '50, grazie agli studi realizzati dall'antropologo Raffaello Marchi, sulle maschere barbaricine e sugli usi e costumi che rischiavano di scomparire, assieme a una società agricola, incalzata da eventi tecnologici e comunicativi che ne avrebbero segnato inesorabilmente la fine.
La maschera oggi custodita al museo etnografico di Nuoro , assieme ad altri esemplari molto antichi di maschere barbaricine, è stata donata dallo stesso Marchi.
La figura facciale deSu Bundhu o maschera de iseri è totalmente in sughero, provvista di naso prominente, baffoni e pizzo, che ne identificano chiaramente la natura umana, e sormontata da corna, per sottolineare la fusione con l'animale che ne raddoppia la forza e l'essenza. Le corna rappresentano le fasi lunari ed anche le tre fasi della vita: nascita, morte e rigenerazione.
Il resto dell'abbigliamento è tipico dei contadini barbaricini, compreso su saccu de vresi (orbace), che può essere bianco, rappresentante la morte, o nero, rappresentante la fertilità, su trivuzzu è un lungo forcone in legno con tre denti, arnese tipico, utilizzato per maneggiare il grano e la paglia. In origine l'abbigliamento veniva completato con l'aggiunta di ossa, le quali sono i simboli più vicini alla morte, che nei riti viene enfatizzata come rinascita. Le ossa venivano usate anche in diversi riti per propiziare la pioggia o richiamare il culto di Maimone.
Su Bundhu, nasce da uno strato religioso tipicamente agreste, in cui le cose e i fenomeni della natura si presentano come vere e proprie potenze divine, antropomorfe, zoomorfe e anche miste, specialmente in senso antropobovino. Un tipo di cultura animistica divisa in sas animas vonas e animas malas.
A Orani sas animas malas o intregadas, vagano nelle bufere di vento con il quale vengono identificate, fuse tra l'umano e il bestiale, invasate dalla bestia e invasanti per gli uomini, portatrici di sventura e carestia, di scherno e di sberleffo per l'uomo (s'iseria).
Il vento furioso e improvviso è messaggero di sciagure: paret chi vi sunu tottus sos Bundhos a giru.
Oggi la figura viene identificata solo con le anime cattive a causa di un sincretismo cristiano che porta ad identificarla erroneamente con il diavolo, il quale è un'invenzione molto più recente.
Bundhu vuol dire demone ma anche fondamento, speranza. Infatti sos massajos (contadini) ben conoscevano l'importanza del vento, sia come motore portante di nuvole dispensatrici d'acqua, sia in ''sas argiolas'' (nelle aie) per dividere con su trivuzzu il grano dalla paglia.
Esseri consimili a su Bundhu erano presenti nella tradizione sarda, ma sono, purtroppo, tutte scomparse:
SuTrazzu, un bue demoniaco che vaga nel vento annunciando sventure individuali e pubbliche;
Su Tremizzone che vuol dire turbine del vento; Su Mumuione che vuol dire vortice, bufera; Su Remizone, che vuol dire vortice del vento.
Anche Maimone ha la maschera in sughero, con più in testa sa peluchera fissata con chiodi di legno. Il vestito è fatto di pelli di vario tipo: volpe,capra, pecora, vitello. Sulle spalle (in coddos) ha due pelli di riccio che gli danno l'aria di un guerriero, in mano ha sa matzoca e punta anch'essa foderata con una pelle di riccio, e sulla schiena degli ossi di animali legati con degli intestini essicati e conciati. Vari testi orali della tradizione sarda parlano di questa figura.
Maimone rappresenta lo spirito della pioggia.

Link www.subundhu.it/ Sos Bundhos Sos Bundhos Su Maimone Su Maimone

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